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Nerd Art

novembre 7th, 2009 § 0

Le telecamere tracciano i movimenti degli spettatori e li trasmettono a un software che rielabora l’immagine. Un insieme di regole stabilito permette all’opera di evolvere davanti al pubblico che la modifica, spostandosi nella stanza. Camille Utterback è un’artista computazionale, se il risultato fissato in fotogramma somiglia pericolosamente ai miei primi esperimenti con Paint, bisogna ammettere che il bello sarebbe partecipare al gioco.

Ma il meglio dell’arte nerd è David Hockney. Durante l’estate se ne stava nel suo letto a Bridlington, East Yorkshire, cercando di disegnare l’alba con Brushes, un’applicazione per iPhone. Una volta finito mandava il tutto a una ventina di amici via email. Ora ha smesso perché il sole d’autunno non si vede dalla sua camera da letto.
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Sempre sul genere il New Yorker ospita gli schizzi, animati, di Jorge Colombo.

Software art in divenire.

[questo articolo cita Camille Utterback, David Hockney e Jorge Colombo]

Disinibizione e creatività

novembre 4th, 2009 § 0

Indagini di neuro-estetica: dalle rilevazioni sperimentali che registrano l’afflusso di sangue e l’attività elettrica del cervello sotto esame viene fuori che

la creatività ha bisogno di una «disinibizione» di alcune parti del cervello per manifestarsi. Solo quando le informazioni sono in grado di fluire tra le varie aree, senza le costrizioni del controllo cognitivo, si formano le libere associazioni che rappresentano il tratto distintivo di questo fenomeno. In altre parole, l’immaginazione appare il risultato di un’ attività neuronale caotica, a cui, soltanto in un secondo tempo, si associa un meccanismo di selezione delle idee, in rapporto a specifici obiettivi.

Francesca Bacci, su Tutto Scienze
Vincent Van Gogh Notte stellata

Inaccrochable

novembre 2nd, 2009 § 0

Quando era a Parigi, nel 1922, Hemingway andava a trovare la signorina Stein. Parlavano di shopping e di omosessualità, lei gli spiegava il suo punto di vista: quella tra gli uomini le sembrava disgustosa mentre per le donne era diverso. Lui pensava che quello era il motivo per cui da ragazzo girava con un coltello in tasca.

Parlavano anche, con cautela, di scrittori e scrittura. Lui le portava i suoi racconti, lei li leggeva. Seduta sul suo letto, che era molto basso, gli disse che le piacevano tutti, tranne uno Up in Michigan.

“È bello, non è questo il punto. Ma è inaccrochable, vale a dire come un quadro che un pittore dipinge e poi non può appendere quando fa una mostra e nessuno lo compra perché nemmeno gli altri lo possono appendere”.
Scrivere cose inappendibili, inincorniciabili è un errore e una sciocchezza -diceva, e non valsero le proteste di Hem sul tono reale che la storia voleva avere.

Anche il video di Marrazzo è un inaccrochable, ma questo non gli ha impedito di fare un bel giro.

Nel corso del tempo molti sono stati convinti, per esempio Kant, che l’opera d’arte fosse quella cosa che stava dentro la cornice e non mai che potesse essere la cornice stessa.

Ieri è morta una poetessa che per tutta la vita ha scritto cose inincorniciabili.
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[questo articolo cita Ernest Hemingway, Gertrude Stein, Alda Merini, Immanuel Kant, Pietro Marrazzo e Gustave Courbet]

Il lato sinistro delle cose

novembre 1st, 2009 § 0

Li miei compagni fec’ io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

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Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

[questo articolo cita Dante Alighieri, Jimi Hendrix e Morgan]

Spose-cadaveri, indie-rock, polaroid e macchine asciugatrici.

ottobre 31st, 2009 § 0

Tim è al Moma, con la sua prima personale.
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La scena musicale indie si è spostata da Manhattan a Williamsburg, nord Brooklyn. Dove scorrazzano le gang dei ribelli vintage con i loro motorini a pedale.
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Io sto rimestando tra le polaroid di Dash Snow, ma ancora non ci sono.
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Intanto Nastenka ha fatto il suo primo bucato in una lavanderia pubblica e un santone indiano, a Soho, le ha predetto un futuro meraviglioso.

That’s New York City, una città dove la speranza non si quieta.

I had made peace with my hope. But when I come to New York, in only hours New York did what it does to people-awakened the possibilities. Hope breaks out.

Philip Roth – Exit Ghost

L’educazione dell’immaginario

ottobre 28th, 2009 § 1

Bene, ora che ho messo su Hey You dei Pink Floyd, posso rivelare i risultati della mia ricerca. Dopo un intenso lavoro di introspezione retroattiva, tanto casuale quanto rilassato, ho rinvenuto i pezzi del mio immaginario, quelli fondativi. Quelli che agiscono a tua insaputa, quelli sulla base dei quali scegli che cappotto comprare, di che ragazza innamorarti, che lavoro fare. Cose così.

Sono tre.

1) 8 ANNI

Vengo a sapere da mio zio, con cui passavo molto tempo, che esiste una storia in cui il protagonista si sveglia una mattina trasformato in scarafaggio. “Leggimela”, gli dico, visto che passavamo un sacco di tempo a leggere storie, cose tipo Dumas o Verne. Dopo giorni di resistenza per l’evidente inadeguata precocità, eccoci:

Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto.

2) 10 ANNI

I miei genitori ci tenevano particolarmente a vedere quel film quella sera. Mia madre in particolare insisteva. E la televisione era una sola. Era un film del ‘75 di Sydney Pollak con Faye Dunaway e Robert Redford. I Tre Giorni del Condor.

3) 14 ANNI

Quando i miei si separarono presi a stare un po’ da uno un po’ dall’altro. Nella nuova casa di mio padre venne giù dagli scaffali tutta una collezione di fumetti che avrebbe smesso di prendere polvere. Tra questi tutti gli albi di Pazienza con le avventure di Zanardi.
zanardi

Che ci volete fare, è andata così.

L’arte trasfigura le cose

ottobre 28th, 2009 § 0

Suggerimento scaccia-crisi: Dì che sei un artista e digiunare sarà molto più romantico.

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Personalmente, quando sono stato a libro paga come “artista”, se c’era una cosa che mi faceva incazzare era quell’aria che faceva il capo di turno quando traccheggiava sui soldi da scucire. Quell’aria del tipo “tanto abbiamo tutti la stessa missione, lo stiamo facendo per l’arte, no?”. Fanculo tu e l’arte. Bisogna ricordarsi di rispondere in questi casi.

Il vecchio Paz, dico, lo sapeva bene:
zanna
Prima pagare, poi…

L’arte al cesso

ottobre 26th, 2009 § 3

Nel 1917 Marcel Duchamp prende un orinatoio e ci scrive R. Mutt; poi lo porta, con il titolo Fontana, alla Società degli artisti indipendenti di New York, dove preferiscono non tenerlo in custodia né tanto meno esporlo al pubblico.

Tuttavia quel cesso, forse R. Mutt va letto Mutt-Er: la “madre” di cui ricorda le forme, forse Marcel aveva letto un saggio di Freud su un sogno di Leonardo da Vinci, avrà molta fortuna.

Nel 2006 ne esistevano sei esemplari e nessun originale, tanto che l’anarco-artista Pierre Pinoncelli ha pensato di prendere a martellate quello in mostra a Parigi, per renderlo diverso dagli altri.

Insomma i ready made sfondano nel mondo dell’arte per quasi un secolo: nel 2004 Damien Hirst vende The Physical Impossibility of Dead in the Mind of Someone Living per sei milioni e mezzo di sterline. Si tratta di uno squalo tigre di 4.3 m, una volta decomposto è stato sostituito da un analogo nel 2006.

Sempre da un cesso viene ora un interrogativo e un invito che riprendiamo

pure_art

Mi pareva

ottobre 24th, 2009 § 0

october24

Say the word and you’ll be free
Say the word and be like me
Say the word I’m thinking of
Have you heard the word is love?

The word

(via http://www.learnsomethingeveryday.co.uk/)

La Vendetta di Ellen

ottobre 23rd, 2009 § 0

Se le primarie del PD vi annoiano e il taglio dell’Irap non vi appassiona più come un tempo magari
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potete distrarvi con il capolavoro fetish chic di Ellen von Unwerth, Revenge.

Sull’utilità e il danno della Pixar Animation Studios per la vita

ottobre 22nd, 2009 § 0

Senza i film della Pixar milioni di genitori si annoierebbero mortalmente a guardare i cartoni con i propri figli.
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Credetemi i film per bambini possono essere noiosi che neanche un articolo di Galli della Loggia in giornata uggiosa. Oppure così sdolcinatamente mielosi che neanche un bigliettino dei baci perugina selezionato da Federico Moccia. O così retorici e vuoti che neanche i servizi politici del Tg1 potrebbero stargli dietro.

E poi ci sono i cartoni della Pixar. Certo non bisogna essere genitori per vedere un film della Pixar. Ma è sulla tenuta che vi sfido. 15 volte gli Incredibili, 30 volte Nemo, 50 volte Monster&Co., oltre 70 Cars. Solo ai genitori tocca la ripetizione compulsiva. Ed è lì che si apprezza la fantasia sparsa in un mare di dettagli. E il fatto che, messo insieme, il film voglia dire qualcosa.

L’ultimo, Up, dice una cosa che aveva detto anche Federico Nietzsche ne L’utilità e il danno della storia per l’uomo.
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Si tratta della teoria dell’armadio: per fare posto ai cappotti nuovi devi liberarti di quelli vecchi.

Una giungla dove l’unico obiettivo è fottere il prossimo

ottobre 20th, 2009 § 0

L’altra sera c’erano Ascanio Celestini e Marco Paolini per Uniamo le Energie 2009, parlavano di ambiente, agricoltura, minestre del supermercato e orti aziendali. Prospettive future di convivenza con la natura.

Oggi Paolini, intervistato dalla Stampa, parla de I Miserabili che porterà in scena e in diretta televisiva il 9 novembre.
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«I miserabili, quelli dell’Ottocento, siamo noi. Le analogie sono spaventose: padri che portavano a prostituire le figlie, ognuno che pensa per sé. La paura per il diverso, il razzismo, l’intolleranza. Una giungla dove l’unico obiettivo è fottere il prossimo».
In un contesto simile, il ruolo dell’artista qual è?
«Non parlare di se stessi, non chiamarsi fuori. Ma nemmeno l’errore opposto, ovvero mostrare la via. Di ciarlatani siamo pieni, politici e guaritori. L’artista deve fare manutenzione, è come un meccanico che cerca di rimettere in moto i meccanismi. Magari recupera qualche pezzo vecchio, lo olia un po’ e rifà funzionare macchinari desueti».
Ad esempio?
«La cultura. Che non è una cosa astratta, non è un panda. È l’unica cosa che può farci uscire da questa povertà, da questa miseria umana».

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Per una combinazione, se le combinazioni esistessero, il Buongiorno di Gramellini di oggi si intitola I Miserabili

Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti.

Giovani precari

ottobre 19th, 2009 § 1

Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani, nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima, con un contratto a progetto.
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(grazie a nukta)

Tutto

ottobre 16th, 2009 § 4

marilyn-monroe

Così tutto ci tradisce, compresa la curiosità e l’onestà e quello che abbiamo molto amato.
Sì, disse la voce, ma consolati, in fondo è divertente.

Bolano, 2666, p. 263

Being a young father

ottobre 15th, 2009 § 1

Mia mamma mi diceva sempre: Diego smettila di coglioneggiare e datti da fare!

Ho coglioneggiato al liceo, ho coglioneggiato all’università e, coglioneggiando, ho trovato lavoro.
Ora che sono genitore ogni tanto guardo mio figlio con la testa chissà dove e sto per dirgli: smettila…
Poi mi fermo e gli dico: dacci dentro a coglioneggiare.
Oggi compie 5 anni, tanti auguri Milo.
milo5

Stella goes to New York

ottobre 14th, 2009 § 0

Due amiche sono partite per la Grande Mela.
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Nastenka è appena arrivata, ma ha già fatto a tempo ad aprire un sito (of course).
Stella è laggiù dall’inizio di settembre, a studiare cinema e, dopo diverse peripezie, tipo questa (dalla sua mail):

La stanza è divisa in quattro da delle strutture di ferro che il ragazzo ha innalzato in mattinata. Cioè sono solo dei pali di ferro.
Lui le chiama stanze. Mi dice che in giornata metterà dei pannelli divisori.
Andiamo verso l’unica finestra esistente dove il ragazzo, nei 50 centimetri di spazio rimanenti, ha messo due sedie e ha fatto il living room.
Mi chiede cosa ne penso. Gli rispondo che a queste fantomatiche stanze mancano le finestre, lui mi dice, ok, allora facciamo dei grandi buchi.
Io ripeto finestra – WINDOW, non buco,
lui ribatte: buco.
E buco sia.
Allora gli faccio notare che nell’ultima stanza, anche col buco, non arriverà la luce perché filtrata dalle precedenti stanze.
Lui dice ok, allora lampada.
In questa città si fa una confusione enorme tra la luce del sole e quella della lampadina.
Davvero non fa differenza.

ha appena trovato casa nell’East Village.
Però i suoi buoni propositi sono lontani dal realizzarsi:
non ha comprato una pistola, non è ingrassata e non è ancora uscita con le ragazze di sex and the city. In compenso l’altra sera era in un locale so trendy: bancone di ghiaccio per tenere il drink in temperatura, che non aveva niente da invidiare alle serate delle ragazze. Peccato per il cappottino-stile-suora (made by H&M) che sfigurava di fronte ai suoi sciantosi accompagnatori.

Così vanno le cose laggiù. Meglio prenderla con lo spirito di Brett Beyer che nel suo ultimo lavoro, New Amsterdam, fotografa Manhattan con una Holga e una Zeiss Nettar
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perché dagli errori di fuoco e di doppia esposizione ricava immagini che intenzionalmente non gli sarebbero mai riuscite.

Ma questo Stella lo sa.
Infatti ha un nuovo proposito: trovare un boyfriend hamish. Così lo abbina al cappotto.

Pop + Porn = Art (?)

ottobre 12th, 2009 § 0

Quanta arte fa vendere il sesso? Come si sente uno spettatore davanti alla foto di due metri dell’asshole di Ilona? Quanto poco possiamo dividere l’arte dalla prostituzione, dalla pubblicità e dalla pornografia se in mostra ci sono gli artisti che hanno fatto di se stessi un marchio, un brand che ora si vede nelle gallerie, ora si vende sulle borse di Louis Vuitton.
Sasha Grey ritratta da Terry Richardson_dettaglio
Pop Life alla Tate Modern è l’hit del momento. Una astuta hit che va da Warhol a Hirst, da Koons a Murakami, da Haring a …come si chiama quell’italiano, ah sì: Cattelan.
E da quando la polizia ha chiuso la sala con la foto di Brooke Shields, a dieci anni, vestita solo del suo mascara, la faccenda è diventata più che piccante; specie di questi tempi, in cui Roman Polanski assaggia l’intransigenza svizzera in fatto di decorrenza di certi reati, e parte del mondo dell’arte l’ha già bell’e che assolto.

Il tutto per la felicità di quelli che staccano gli assegni, assegni belli grossi.
Perché il succo della vicenda non sta nel culo di Cicciolina, per quanto da vicino giornalisti e spettatori lo possano ammirare.
Il punto è, come dice il caro vecchio Andy, che i buoni affari sono la migliore arte.

Figuriamoci se è una questione di sesso: l’avidità, che alla Tate celebra se stessa, fa il mondo dell’arte quello che è. Perlomeno com’è adesso.

Maria Callas e il potere

ottobre 9th, 2009 § 0

Franco Battiato sta per partire per gli Stati Uniti. Porta in tour il suo repertorio mistico. E un ricordo di Maria Callas.
maria callas in traviata

Stava facendo la sua unica regia al Regio di Torino e una giornalista le chiese:
“E’ bello comandare?”
E lei:
“A me non piace né comandare né essere comandata”.

La donna ideale dello zio Charlie

ottobre 9th, 2009 § 0

L’altra sera sono andato a sentire un amico che leggeva Rimbaud, quello che ha scritto Ma Bohéme e il Battello Ebbro e molte storie legate a dei caffè dove ordinare da bere e panini al prosciutto e altre a proposito di donne, delle loro schiene e delle loro caviglie e altro ancora.
ma boheme
La sala delle letture era elegante, con i suoi stucchi alle pareti, un grosso lampadario e le poltrone con il velluto rosso e i braccioli dorati.
E tutto il pubblico aveva un’aria molto intellettuale ad andare a sentire delle letture di un poeta francese di lunedì sera.
Eravamo tutti vicini perché la sala non era grande e nessuno aveva spento le luci. Finite le letture si chiede il bis.

Ecco che arriva -inaspettata- la Donna Ideale, dello zio Charlie
ma boheme_2

Il sogno di un uomo
è una puttana con un dente d’oro
e il reggicalze,
profumata
con ciglia finte
rimmel
orecchini
mutandine rosa
l’alito che sa di salame
tacchi alti
calze con una piccolissima smagliatura
sul polpaccio sinistro,
un po’ grassa,
un po’ sbronza,
un po’ sciocca e un po’ matta
che non racconta barzellette sconce
e ha tre verruche sulla schiena
e finge di apprezzare la musica sinfonica
e che si ferma una settimana
solo una settimana
e lava i piatti e fa da mangiare
e scopa e fa i pompini
e lava il pavimento della cucina
e non mostra le foto dei suoi figli
né parla del marito o ex-marito
di dove è andata a scuola o dov’è nata
o perché l’ultima volta è finita in prigione
o di chi è innamorata,
si ferma solo una settimana
solo una settimana
e fa quello che deve fare
poi se ne va e non torna più indietro
a prendere l’orecchino che ha dimenticato sul comò.

E, come d’incanto, alle spalle della signora -ben vestita, in prima fila e con l’orrore dipinto in volto- potevi vedere Arthur che se la ghignava. E della grossa.

Si vede ch’era destino

ottobre 8th, 2009 § 0

picasso's first word

from: http://www.learnsomethingeveryday.co.uk/