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Compleanni e gente morta (la complessa elaborazione del lutto degli adolescenti durante gli anni ’90)

Un cerchio di persone sedute, riunione dei novantisti anonimi.

– Ciao mi chiamo Diego ed ero adolescente durante gli anni ’90.

(tutti)

– Ciao Diego.

– Raccontaci quello che vuoi, non ti preoccupare, qui non ti giudichiamo.

– Dunque, non so bene come cominciare. Oggi è il 1995, no, cioè, scusate, oggi è il 12 novembre. Io lo celebro il 12 novembre perché è il compleanno di Neil Young, sono molto legato a Neil Young. Sapete che Kurt Cobain aveva detto che lui da vecchio voleva solo diventare come Neil Young e scrivere canzoni con la sua chitarra acustica?

– Occristo, io un’altra storia su Cobain non ce la posso fare.

– Andrea, cerchiamo di portare pazienza, Diego sta cercando di raccontarci qualcosa di importate per lui.

– No, no, avete ragione. Però vi ricordate quel senso, quel senso di, insomma un giorno pensavamo che ci saremmo presi il mondo, che con l’aria paranoica e i capelli non lavati avremmo conquistato ragazze che somigliavano a Winona e il giorno dopo abbiamo dovuto affrontare il fatto che con l’aria paranoica e i capelli non lavati potevamo più probabilmente arrivare a tirarci una fucilata in testa.

– Ah, io ce l’ho avuta una ragazza che somigliava a Winona ed è il più bel ricordo di quel periodo. Il più bel ricordo di quel periodo a parte le serate in cui Rete 4 passava Laguna blu.

– Ecco, vi ricordate quando Agassi ha vinto Wimbledon, lì voi non avete pensato che allora anche noi avremmo potuto fare un giro con Brooke Shields?

– Tu ci sei andato sotto coi videoclip, lasciatelo dire. Quante ore di MTV ti facevi al giorno?  Voglio dire adesso lo sappiamo: allora pensavamo di avere dei gusti musicali invece era solo la rotazione di MTV. I video musicali avevano creato l’illusione di portarci gli artisti in casa e l’artista in casa ci dava l’impressione che avremmo goduto del loro stile di vita: le ragazze, la droga, le chitarre.

– Non è che c’ero andato sotto io, c’erano sotto tutti, i Queen dicevano che non avrebbero più fatto live perché preferivano fare i video.

 – Non so se lo sapete ma i Van Halen fecero un video con una classe di bambini di dieci anni arrapati per la maestra in minigonna. Cioè gli arrapati erano loro, ‘sti cazzo di capelloni con la giacca di pelle e i pantaloni attillati, in mezzo ai bambini conciati come loro. Bambini di dieci anni, non so: mi spiego?

– Ve li ricordate i video del Motley Crue con le spoglierelliste?

– Quella roba hard rock, tipo metal, era la peggiore.

– Pensa a quanti culi in primo piano sono arrivati dopo, con l’hip hop.

– Neil Young è una figura paterna, dopo il 1994 avevamo bisogno di qualcuno di rassicurante.

– Nel ’94 i padri, in genere, pensavano alla discesa di Silvio Berlusconi.

– Nel 1995 è arrivato Neil Young a tirarci su il morale e a dirci che non saremmo morti tutti, suicidi, lasciando una vedova che ci aveva intrappolato nella sua cosina a forma di cuore. Almeno a me ha fatto quell’effetto. Neil Young ha preso Johnny Depp, che è l’archetipo del fidanzato di Winona, cioè quello che noi avremmo voluto essere, e l’ha messo, moribondo, su una piroga. Ha spinto la piroga sul fiume che andasse a finire nell’oceano.

– Dove starebbe la rassicurazione?

– È stato un rito, un rito funebre.

– Neil Young ha ricomposto le cose. Infatti nel ’95 con chi l’ha fatto l’album? Con i Pearl Jam. Ha messo insieme tutti, ha azzerato i conflitti e ha sciolto la veglia funebre dicendo: “Non vi preoccupate, lasciamoci le spiagge tristi alle spalle. Non vi preoccupate quando arriveremo all’oceano ce ne staremo allegri, tra di noi. Sedetevi sulle mie spalle, sono io il gigante, sono io l’oceano”.

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