La salma dello Straniero

Che poi se io fossi la salma di Albert Camus che ne so di dove vorrei andare.
Nemmeno i figli, con tutto che sono gemelli, si sanno decidere:
-no alla strumentalizzazione, dice uno;
-sì al riconoscimento onorevole, dice l’altra.

Vediamo: vinco il Nobel a 44 anni e con quei soldi mi compro una casetta, che mi ricorda l’Algeria della mia infanzia, ed è lì che mi seppelliscono. Un bel posto, intimo, mi dicono. Se no: traslocare al Pantheon, nel quinto, coi grandi della Patria, tra i marmi funerei.

“Che me ne fotte” penserei, se fossi la salma di Albert Camus, ripensando alle notti a St. Germain Des Pres. Quando, almeno per come la racconta Boris Vian, un Sartre un po’ sbronzo non trovava, per quanto si desse da fare, nessuna che lo accompagnasse a casa. E a me invece rispondevano di sì, prima ancora che facessi qualunque domanda.

Ah, e alla giustizia e alla libertà, penserei. Che tanto c’avevo fatto l’abitudine.

L’arte al cesso

Nel 1917 Marcel Duchamp prende un orinatoio e ci scrive R. Mutt; poi lo porta, con il titolo Fontana, alla Società degli artisti indipendenti di New York, dove preferiscono non tenerlo in custodia né tanto meno esporlo al pubblico.

Tuttavia quel cesso, forse R. Mutt va letto Mutt-Er: la “madre” di cui ricorda le forme, forse Marcel aveva letto un saggio di Freud su un sogno di Leonardo da Vinci, avrà molta fortuna.

Nel 2006 ne esistevano sei esemplari e nessun originale, tanto che l’anarco-artista Pierre Pinoncelli ha pensato di prendere a martellate quello in mostra a Parigi, per renderlo diverso dagli altri.

Insomma i ready made sfondano nel mondo dell’arte per quasi un secolo: nel 2004 Damien Hirst vende The Physical Impossibility of Dead in the Mind of Someone Living per sei milioni e mezzo di sterline. Si tratta di uno squalo tigre di 4.3 m, una volta decomposto è stato sostituito da un analogo nel 2006.

Sempre da un cesso viene ora un interrogativo e un invito che riprendiamo

pure_art