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Una giungla dove l’unico obiettivo è fottere il prossimo

L’altra sera c’erano Ascanio Celestini e Marco Paolini per Uniamo le Energie 2009, parlavano di ambiente, agricoltura, minestre del supermercato e orti aziendali. Prospettive future di convivenza con la natura.

Oggi Paolini, intervistato dalla Stampa, parla de I Miserabili che porterà in scena e in diretta televisiva il 9 novembre.
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«I miserabili, quelli dell’Ottocento, siamo noi. Le analogie sono spaventose: padri che portavano a prostituire le figlie, ognuno che pensa per sé. La paura per il diverso, il razzismo, l’intolleranza. Una giungla dove l’unico obiettivo è fottere il prossimo».
In un contesto simile, il ruolo dell’artista qual è?
«Non parlare di se stessi, non chiamarsi fuori. Ma nemmeno l’errore opposto, ovvero mostrare la via. Di ciarlatani siamo pieni, politici e guaritori. L’artista deve fare manutenzione, è come un meccanico che cerca di rimettere in moto i meccanismi. Magari recupera qualche pezzo vecchio, lo olia un po’ e rifà funzionare macchinari desueti».
Ad esempio?
«La cultura. Che non è una cosa astratta, non è un panda. È l’unica cosa che può farci uscire da questa povertà, da questa miseria umana».

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Per una combinazione, se le combinazioni esistessero, il Buongiorno di Gramellini di oggi si intitola I Miserabili

Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti.

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