Art + Show Biz = Los Angeles party (?)

La scena è questa: Lady Gaga, vestita da Miuccia Prada, suona, su un pianoforte dipinto da Damien Hirst e davanti a dodici ballerini del Bolshoj, la sua nuova canzone. Il tutto orchestrato da Francesco Vezzoli.
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È il party per il trentennale del MOCA, il Museo d’arte contemporanea di Los Angeles.

Un anno fa il Museo era in bancarotta. Ora no, non ha più un debito. In sei mesi ha raccolto 57 milioni di dollari. Ci ha pensato Eli Broad, che vuole fare di Los Angeles il centro mondiale dell’arte contemporanea. Già ora, dal suo punto di vista di vista LA è una delle quattro capitali culturali del mondo, con NY, Londra e Parigi. Ma nessuno sembra rendersene conto. Dici LA e tutti pensano a Disneyland o a Hollywood.

Mondi che sembrano e che sono distanti. L’idea di Broad, a partire dal galà per il trentennale per finire con il nome del nuovo direttore del museo, è quella di metterli in comunicazione tra loro. Di farli parlare, se non proprio di mischiarli.
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D’altronde: dove, se non qui?

[photo credit – Vogue, dec. 09]

(dello stesso genere, Pop + Porn = Art (?))

L’arte al cesso

Nel 1917 Marcel Duchamp prende un orinatoio e ci scrive R. Mutt; poi lo porta, con il titolo Fontana, alla Società degli artisti indipendenti di New York, dove preferiscono non tenerlo in custodia né tanto meno esporlo al pubblico.

Tuttavia quel cesso, forse R. Mutt va letto Mutt-Er: la “madre” di cui ricorda le forme, forse Marcel aveva letto un saggio di Freud su un sogno di Leonardo da Vinci, avrà molta fortuna.

Nel 2006 ne esistevano sei esemplari e nessun originale, tanto che l’anarco-artista Pierre Pinoncelli ha pensato di prendere a martellate quello in mostra a Parigi, per renderlo diverso dagli altri.

Insomma i ready made sfondano nel mondo dell’arte per quasi un secolo: nel 2004 Damien Hirst vende The Physical Impossibility of Dead in the Mind of Someone Living per sei milioni e mezzo di sterline. Si tratta di uno squalo tigre di 4.3 m, una volta decomposto è stato sostituito da un analogo nel 2006.

Sempre da un cesso viene ora un interrogativo e un invito che riprendiamo

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