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Approssimazioni

iCoso

Una curiosa storia a prescindere dal vostro sistema operativo.

Nel 1997 l’azienda della mela bianca e luminosa è nei guai di brutto. Di lì a sei mesi o si raddrizza o si chiude. Per riprendersi punta su una campagna pubblicitaria. Ne viene fuori tutta la storia del Think Different che, a rivederlo adesso, fa l’effetto di un polpettone retorico ma che allora, si sa, andò benone.

Poi c’era il problema di trovare un nome ai nuovi prodotti. Steve Jobs (il grande capo, lo dico perché -vi assicuro- c’è anche chi non lo sa) convoca una riunione segretissima dove con un colpo di teatro dei suoi svela la nuova creatura; rivoluzionaria sì, ma ancora mancante di nome. Lui ne propone uno talmente brutto che i presenti, tuttora, non vogliono tornarci sopra. Il nome avrebbe dovuto riferirsi a Macintosh e a internet e c’era una settimana per trovarlo.

Ken Segall gli porta una prima lista: 5 proposte di cui 4 sacrificabili all’unica che lo convinceva: iMac. Jobs scarta in blocco. Segall presenta un’altra lista, sempre con iMac dentro. Jobs non lo accettò di nuovo, ma cominciò a stamparlo sui computer, per vedere l’effetto che faceva e poi sappiamo come è andata a finire tra iTunes, iPod, iPhone e via.
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Ma la vera ragione del successo è un’altra. Solo io la so e ora ve la dico. È che lì alla Apple si sono ispirati ai Beatles, che in fatto di bianco la sapevano lunga. Prendete il White Album, cosa ci trovate? Una cosa bianca e liscia con una mela dietro.

In ogni caso meglio sbirciare Lisa alle prese con il suo iCoso.
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Perché l’unica cosa peggiore della Microsoft sono i Mac maniaci.

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