Ieri, in macchina con mio figlio di 12 anni, discutevamo di che scuola voglia fare, finite le medie e lui mi diceva: Papà a cosa serve studiare la Divina Commedia? Quando vai a lavorare mica nessuno te la chiede. – Intanto la Divina commedia è una delle più grandi opere d’arte dell’umanità, poi ha fondato la lingua italiana – ho risposto io prendendo tempo, cercando di trovare una risposta convincente – e poi devi tenere conto che ve la fanno studiare nel modo sbagliato. L’unico modo per capire la divina commedia è leggerla a voce alta, altrimenti non si capisce. È come se fosse una canzone, ma senza la musica.
Non era per niente convinto.
Non so se la divina commedia sia la più grande opera d’arte dell’umanità, in effetti quelle dove la musica c’è sono più dirette, per esempio il Don Giovanni di Mozart.
Le parole del Don Giovanni di Mozart sono di Lorenzo Da Ponte, un italiano con una vita da romanzo d’avventura: fughe, debiti, donne, capolavori lirici immortali.

Quando ho scoperto che la tesi di laurea di Vittorio Sermonti era su Lorenzo Da Ponte ho scritto all’indirizzo mail che ho trovato sul suo sito chiedendo se ne esistesse una copia consultabile.
Mi ha risposto lui, Sermonti in persona. Mi ha detto che non ce l’aveva più e, anzi, che se l’avessi trovata nei corridoi della Sapienza di Roma, dove (forse) giace dal 1964, sarebbe stato contento di rivederla.
La burocrazia mi fa paura: la burocrazia universitaria romana con 50 anni di polvere è un mostro che non ho saputo affrontare. Ho chiesto a degli amici romani di fare delle ricerche, ma non sono arrivato a nulla.
Credo che Sermonti sarebbe stato capace di rispondere a mio figlio meglio di quanto abbia fatto io che, alla fine, gli ho detto: la Divina commedia ti fa scoprire la lingua italiana, quindi se la studi parlerai meglio e dunque ragionerai meglio.
Sermonti queste cose non le spiegava, le faceva.
La sua traduzione delle metamorfosi di Ovidio, per esempio, era così bella da annullare qualsiasi distanza e lo faceva diventare un libro contemporaneo.
Il mio verso preferito è quando descrive la corsa di due innamorati:

Volerebbero a pelo di mare senza diresti bagnarsi i piedi o su un campo di grano senza piegare una spiga.