– Oh, senti: Automobili di Dalla & Roversi: esce nel 1976. C’è l’anniversario quest’anno, dobbiamo scriverne qualcosa.
– Se pensi che io sia così vecchio da ricordarmi l’impatto, quando uscì eccetera, no: ho ricordi infantili. Siccome parlava di macchine pubblicarono i testi sul Corriere dei Ragazzi a cui mio fratello era abbonato.
– Data di uscita?
– Ah, pensavo sapessi già tutto, visto che ne vuoi parlare. Ora guardo su Google. Tu, sta’ pure comodo.
– Il disco ha una storia divertente; fecero uno spettacolo per la Rai Il futuro dell’automobile e altre storie. Andò bene e Dalla volle fare il disco, con una selezione delle canzoni. Roversi le voleva tutte e da lì rompono.
Poi Nuvolari è la migliore canzone Metal in italiano!
– No, non mettermi in queste robe da neocritici hipster che poi si finisce che Cristina D’Avena era punk e Il Guardiano Del Faro se la giocava con i Kraftwerk. Una canzone con le BabaYaga a fare shubidubida non è MAI metal. Guarda invece cosa ti mando, grazie ai miei potenti addentellati:

Il_toro_nell_arena

– Bellissima!!!

– Non ringraziarmi (no, non ringraziarmi commosso e confuso e pieno di imbarazzo nel non sapere come sdebitarti) (non farlo, ti dico)

Agnelli_Dalla_Roversi

– Automobili è un album capitale o no? Dalla e Roversi lì si separano, l’ultima volta che poesia e canzone pop sono andate d’accordo, dopo Dalla scoprirà di essere capace di scrivere canzoni che solo lui (“Siamo noi, siamo in tanti”).
– Inizio a pensare che capitali lo siano tutti. Ieri ero con le Storie Tese davanti a degli scaffali di vinili della Mondadori Duomo. E mentre guardavamo da vecchi infoiati, a me è capitato in mano Tales of Topographic Oceans degli Yes. E onestamente, quel disco era inascoltabile anche per chi come me non ha preclusioni nei confronti del prog. E lui: “Eh, però aveva una ragione d’essere”. “Non so quale”, “Può essere, ma se ti impegni, una la trovi. Quello che esce oggi, non ce l’ha”.
Credo avesse ragione. Il 90% di ciò che è stato partorito dall’industria musicale negli anni 70 e 80, per quanto difficilmente difendibile all’epoca e confezionato da veri magliari (Eagles, Supertramp, il beatificatissimo Giorgio Moroder) era a suo modo una proposta artistica. Oggi è quasi sempre il momento in cui qualcuno che non ama nemmeno particolarmente la musica afferma la propria esistenza. Comunque no, “l’ultima volta che poesia e canzone pop sono andate d’accordo” non te la passo. Panella e Battisti hanno fatto cose fantastiche negli anni 90. E anche Bianconi non ha scherzato niente, prima di rendersi conto che la gente lo seguiva sul serio.
– Hai presente il testo di Nuvolari, va be’ che non sarà metal, va be’ che non sarà stata l’ultima volta che poesia e canzone pop siano andate insieme ma il testo di Nuvolari, voglio dire:

Gli uccelli nell’aria perdono l’ali
quando passa Nuvolari!
Quando corre Nuvolari mette paura…
perché il motore è feroce
mentre taglia ruggendo la pianura

– Non sembra una cosa che potrebbe aver scritto anche DeGregori? Il capitano non tiene mai paura…
– Però poi

Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro
batte Varzi e Campari,
Borzacchini e Fagioli
Brilliperi
e Ascari..

– Questi cognomi mi facevano impazzire. Non ne ho mai beccato uno nella vita reale, tranne Fagioli. Avrei dato venti euro per conoscere un Brilli-Peri. O una Brilli-Peri.
– La differenza con De Gregori è il pericolo. Il pericolo è sempre lì in queste canzoni di Dalla & Roversi. Il pericolo di non essere una canzone capibile, una storia raccontabile. Con De Gregori sai da che parte stare, bellissima eh, ma vedi De Gregori che racconta il Capitano e lo fa benissimo. Dalla è sulla macchina con Nuvolari, è la macchina di Nuvolari, non sai se si schianta o no.
– Interessante. Ok. Comunque quella fase lì della musica italiana, gli arrangiamenti in vaghissimo odore di jazz usatissimi anche da altri cantautori, che strani che erano. Evidentemente c’era tutta una generazione di musicisti che attingeva da lì. Ci sono pochissime rispondenze nella musica angloamericanaimperiale di quel periodo. Tranne, volendo tirarla per i capelli, quei proggers che erano approdati al jazz (King Crimson di Islands).
– Canzoni improbabili, ma ti pare una canzone d’amore Due ragazzi?

– Sto pensando che quel tipo di sensibilità musicale sembrerebbe più rivolgersi agli ascoltatori di Area e Perigeo, che non alle radio. Anche se poi, i cori delle BabaYaga erano una specie di must, che ribilanciavano tutto verso Sanremo.
– Vado verso Sanremo anche io. Ti manca quell’improbabilità? Secondo me Dalla è stato uno improbabile sempre, anche nei successi degli anni dopo.
– Non condivido del tutto, perché secondo me andava a strappi, ogni tanto faceva esattamente quello che ci si aspettava (che poi era spesso roba egregia). Però è una bella definizione, sicuramente il suo tasso di improbabilità è altissimo all’interno dello stretto novero di quelli che hanno avuto un successo immenso. Ho sempre pensato che il boom di Dalla descriva in modo impeccabile il passaggio tra i 70 e gli 80. Ma tu che vuoi saperne, teenager.
– Ehi! Io sono del ’79, l’anno di Banana Repulic di Dalla – De Gregori, l’anno in cui fu inventato il tour negli stadi dei cantati italiani. Quella sì fu una cosa epocale. E assurda, con gli spettatori lontanissimi, la cover di Paolo Conte, Ron che fa gli arrangiamenti, la band che sarebbe diventata gli Stadio (vincitori quest’anno di Sanremo), Dalla e De Gregori che guidano senza cintura, in un paese del sud, scambiandosi una bottiglia di vino, a canna. Come fanno i marinai.
– Non so quando sia entrata in vigore. Credo che tutti guidassero senza cintura.

(io e Paolo Madeddu)