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Una giungla dove l’unico obiettivo è fottere il prossimo

ottobre 20th, 2009 § 0

L’altra sera c’erano Ascanio Celestini e Marco Paolini per Uniamo le Energie 2009, parlavano di ambiente, agricoltura, minestre del supermercato e orti aziendali. Prospettive future di convivenza con la natura.

Oggi Paolini, intervistato dalla Stampa, parla de I Miserabili che porterà in scena e in diretta televisiva il 9 novembre.
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«I miserabili, quelli dell’Ottocento, siamo noi. Le analogie sono spaventose: padri che portavano a prostituire le figlie, ognuno che pensa per sé. La paura per il diverso, il razzismo, l’intolleranza. Una giungla dove l’unico obiettivo è fottere il prossimo».
In un contesto simile, il ruolo dell’artista qual è?
«Non parlare di se stessi, non chiamarsi fuori. Ma nemmeno l’errore opposto, ovvero mostrare la via. Di ciarlatani siamo pieni, politici e guaritori. L’artista deve fare manutenzione, è come un meccanico che cerca di rimettere in moto i meccanismi. Magari recupera qualche pezzo vecchio, lo olia un po’ e rifà funzionare macchinari desueti».
Ad esempio?
«La cultura. Che non è una cosa astratta, non è un panda. È l’unica cosa che può farci uscire da questa povertà, da questa miseria umana».

richard_avedon_07

Per una combinazione, se le combinazioni esistessero, il Buongiorno di Gramellini di oggi si intitola I Miserabili

Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti.

Giovani precari

ottobre 19th, 2009 § 1

Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani, nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima, con un contratto a progetto.
startrek-diego

(grazie a nukta)

Tutto

ottobre 16th, 2009 § 4

marilyn-monroe

Così tutto ci tradisce, compresa la curiosità e l’onestà e quello che abbiamo molto amato.
Sì, disse la voce, ma consolati, in fondo è divertente.

Bolano, 2666, p. 263

Being a young father

ottobre 15th, 2009 § 1

Mia mamma mi diceva sempre: Diego smettila di coglioneggiare e datti da fare!

Ho coglioneggiato al liceo, ho coglioneggiato all’università e, coglioneggiando, ho trovato lavoro.
Ora che sono genitore ogni tanto guardo mio figlio con la testa chissà dove e sto per dirgli: smettila…
Poi mi fermo e gli dico: dacci dentro a coglioneggiare.
Oggi compie 5 anni, tanti auguri Milo.
milo5

Stella goes to New York

ottobre 14th, 2009 § 0

Due amiche sono partite per la Grande Mela.
new_amsterdam_Beyer
Nastenka è appena arrivata, ma ha già fatto a tempo ad aprire un sito (of course).
Stella è laggiù dall’inizio di settembre, a studiare cinema e, dopo diverse peripezie, tipo questa (dalla sua mail):

La stanza è divisa in quattro da delle strutture di ferro che il ragazzo ha innalzato in mattinata. Cioè sono solo dei pali di ferro.
Lui le chiama stanze. Mi dice che in giornata metterà dei pannelli divisori.
Andiamo verso l’unica finestra esistente dove il ragazzo, nei 50 centimetri di spazio rimanenti, ha messo due sedie e ha fatto il living room.
Mi chiede cosa ne penso. Gli rispondo che a queste fantomatiche stanze mancano le finestre, lui mi dice, ok, allora facciamo dei grandi buchi.
Io ripeto finestra – WINDOW, non buco,
lui ribatte: buco.
E buco sia.
Allora gli faccio notare che nell’ultima stanza, anche col buco, non arriverà la luce perché filtrata dalle precedenti stanze.
Lui dice ok, allora lampada.
In questa città si fa una confusione enorme tra la luce del sole e quella della lampadina.
Davvero non fa differenza.

ha appena trovato casa nell’East Village.
Però i suoi buoni propositi sono lontani dal realizzarsi:
non ha comprato una pistola, non è ingrassata e non è ancora uscita con le ragazze di sex and the city. In compenso l’altra sera era in un locale so trendy: bancone di ghiaccio per tenere il drink in temperatura, che non aveva niente da invidiare alle serate delle ragazze. Peccato per il cappottino-stile-suora (made by H&M) che sfigurava di fronte ai suoi sciantosi accompagnatori.

Così vanno le cose laggiù. Meglio prenderla con lo spirito di Brett Beyer che nel suo ultimo lavoro, New Amsterdam, fotografa Manhattan con una Holga e una Zeiss Nettar
new_amsterdam_beyer_2
perché dagli errori di fuoco e di doppia esposizione ricava immagini che intenzionalmente non gli sarebbero mai riuscite.

Ma questo Stella lo sa.
Infatti ha un nuovo proposito: trovare un boyfriend hamish. Così lo abbina al cappotto.

Pop + Porn = Art (?)

ottobre 12th, 2009 § 0

Quanta arte fa vendere il sesso? Come si sente uno spettatore davanti alla foto di due metri dell’asshole di Ilona? Quanto poco possiamo dividere l’arte dalla prostituzione, dalla pubblicità e dalla pornografia se in mostra ci sono gli artisti che hanno fatto di se stessi un marchio, un brand che ora si vede nelle gallerie, ora si vende sulle borse di Louis Vuitton.
Sasha Grey ritratta da Terry Richardson_dettaglio
Pop Life alla Tate Modern è l’hit del momento. Una astuta hit che va da Warhol a Hirst, da Koons a Murakami, da Haring a …come si chiama quell’italiano, ah sì: Cattelan.
E da quando la polizia ha chiuso la sala con la foto di Brooke Shields, a dieci anni, vestita solo del suo mascara, la faccenda è diventata più che piccante; specie di questi tempi, in cui Roman Polanski assaggia l’intransigenza svizzera in fatto di decorrenza di certi reati, e parte del mondo dell’arte l’ha già bell’e che assolto.

Il tutto per la felicità di quelli che staccano gli assegni, assegni belli grossi.
Perché il succo della vicenda non sta nel culo di Cicciolina, per quanto da vicino giornalisti e spettatori lo possano ammirare.
Il punto è, come dice il caro vecchio Andy, che i buoni affari sono la migliore arte.

Figuriamoci se è una questione di sesso: l’avidità, che alla Tate celebra se stessa, fa il mondo dell’arte quello che è. Perlomeno com’è adesso.

Maria Callas e il potere

ottobre 9th, 2009 § 0

Franco Battiato sta per partire per gli Stati Uniti. Porta in tour il suo repertorio mistico. E un ricordo di Maria Callas.
maria callas in traviata

Stava facendo la sua unica regia al Regio di Torino e una giornalista le chiese:
“E’ bello comandare?”
E lei:
“A me non piace né comandare né essere comandata”.

La donna ideale dello zio Charlie

ottobre 9th, 2009 § 0

L’altra sera sono andato a sentire un amico che leggeva Rimbaud, quello che ha scritto Ma Bohéme e il Battello Ebbro e molte storie legate a dei caffè dove ordinare da bere e panini al prosciutto e altre a proposito di donne, delle loro schiene e delle loro caviglie e altro ancora.
ma boheme
La sala delle letture era elegante, con i suoi stucchi alle pareti, un grosso lampadario e le poltrone con il velluto rosso e i braccioli dorati.
E tutto il pubblico aveva un’aria molto intellettuale ad andare a sentire delle letture di un poeta francese di lunedì sera.
Eravamo tutti vicini perché la sala non era grande e nessuno aveva spento le luci. Finite le letture si chiede il bis.

Ecco che arriva -inaspettata- la Donna Ideale, dello zio Charlie
ma boheme_2

Il sogno di un uomo
è una puttana con un dente d’oro
e il reggicalze,
profumata
con ciglia finte
rimmel
orecchini
mutandine rosa
l’alito che sa di salame
tacchi alti
calze con una piccolissima smagliatura
sul polpaccio sinistro,
un po’ grassa,
un po’ sbronza,
un po’ sciocca e un po’ matta
che non racconta barzellette sconce
e ha tre verruche sulla schiena
e finge di apprezzare la musica sinfonica
e che si ferma una settimana
solo una settimana
e lava i piatti e fa da mangiare
e scopa e fa i pompini
e lava il pavimento della cucina
e non mostra le foto dei suoi figli
né parla del marito o ex-marito
di dove è andata a scuola o dov’è nata
o perché l’ultima volta è finita in prigione
o di chi è innamorata,
si ferma solo una settimana
solo una settimana
e fa quello che deve fare
poi se ne va e non torna più indietro
a prendere l’orecchino che ha dimenticato sul comò.

E, come d’incanto, alle spalle della signora -ben vestita, in prima fila e con l’orrore dipinto in volto- potevi vedere Arthur che se la ghignava. E della grossa.

Si vede ch’era destino

ottobre 8th, 2009 § 0

picasso's first word

from: http://www.learnsomethingeveryday.co.uk/

Paul The Wine Guy come Laure Manaudou (e Arthur Rimbaud)

ottobre 8th, 2009 § 0

Ci hanno tutti lasciato prima del tempo, canticchiando Hope I Die Before I Get Old degli Who.
Hanno scelto di piantarla lì: un ultimo sguardo commosso all’arredamento e chi s’è visto s’è visto.

L’ultimo è Paul the Wine Guy, eletto blogger dell’anno sabato sera.
A Riva del Garda nessuno si è presentato a ritirare il premio. Anzi tutti a chiedersi chissà chi è Paul?
La sua reazione è stata sul blog: “Magari adesso chiudo tutto così mi candido a Miglior Blog Andato a Puttane” (categoria che esiste davvero, quest’anno ha vinto Beppe Grillo).
E il giorno dopo l’ha fatto. Dove prima c’erano i post ora c’è l’home page di Google e pare che sia sparito anche da Twitter e FriendFeed.

Volatilità della rete.

Update: Gilioli pubblica un’intervista a Paul the wine guy

L’unico artista buono è l’artista morto: Irving Penn

ottobre 8th, 2009 § 0

Eudemonico inaugura la serie degli obituaries oggi quando a 92 muore Irving Penn
irving_penn

When he was behind the camera, Penn seems to have made no real distinction between art and commerce.

(read more)

Paul scrive il pezzo più duro

ottobre 7th, 2009 § 0

Con la sua aria gentile Paul è sempre stato considerato lo sdolcinato del gruppo.
beatles_avedon
Pete Townshend nel 1967 aveva dichiarato che gli Who stavano per pubblicare il brano più rumoroso che l’hard rock avesse conosciuto: I Can See for Miles. Paul decise che invece la canzone più dura l’avrebbero incisa loro e che nello specifico l’avrebbe scritta lui. Prende lo scivolo che scende a spirale della torre del Luna Park come ironica metafora del sesso e ci costruisce un blues di cui si conserva una registrazione di più di 25 minuti. Poi dopo una sbronza ad Abbey Road il pezzo viene velocizzato e diventa Helter Skelter. Con il suo fulminante attacco e la sua ripetitività ossessiva. Più il finale in cui Ringo urla “I got blisters on my fingers” (”ho le piaghe sulle dita”).

Da allora quando qualcuno dava a Paul del romanticone, e Lennon veniva additato come il vero rocker della band, Paul si limitava a rispondere “Hai controllato bene?

Progressione semantica

ottobre 4th, 2009 § 0

Studio sul rapporto testo immagine e su possibili metafore per la rappresentazione della violenza comunicativa nella società contemporanea realizzato con la tecnica del web collage (domani deposito il copy).

fuck

fuck you

fuck_you_all

Nonché chiosa ad un periodo vagamente stressante.

L’orgia dei Blog – Riva del Garda 2009, Blog Fest

ottobre 3rd, 2009 Commenti disabilitati

Il secondo giorno a Riva del Garda, con un’abbondante colazione continentale, comincia molto meglio del primo: rischio trombosi per correre dietro a un treno che ho perso.

La domanda è perché organizzare una festival blog e social network a Riva del Garda? Un posto lontano da tutto, una conca climatica in negativo: o c’è brutto tempo, si sprecano i racconti epici della tromba d’aria che l’anno scorso ha fatto volare via gli stand, o vivi nell’ansia che il brutto tempo arrivi; come ieri notte quando Neri, Bordone e Tolomelli, in onda per Radio Nation, ascoltavano atterriti i tuoni che si appressavano cupi.

Certo Riva è un bello scenario, uno scenario da cartolina per villeggiatura da terza età.
Riva_del_Garda

Che c’entra con social network e blog? La risposta è semplice: i nerd vivono nel mondo della loro testa, come tutti d’altronde, solo che i nerd se ne fregano maggiormente degli altri della realtà circostante.
Il che, spesso, è un’ottima pre-condizione per cambiarla, la realtà circostante.

Quindi Riva va benissimo, il sole di oggi e la gente che comincia ad arrivare, danno ragione agli organizzatori.

Update (4/10/09): Alessandro Gilioli ha vinto, ma noi che siamo stati a Riva anziché a Ferrara mi sa che abbiamo perso.

Update del 9/10/09 Organirama pubblica un bel ritratto collettivo della BlogFest

Gita Premio

settembre 30th, 2009 § 0

Gita premio in una Casa Editrice (di seguito CE):

Buongiorno, accomodatevi. Tu potresti leggere questo (”Un foglio solo?” “No, tutti e 432. Ma non preoccuparti: sono tre libri diversi. E in un’oretta, eh?”); tu potresti correggere queste quattro bozze (”Come si fa?” “Penna rossa e lettura lenta… però non troppo, perché devono andare via oggi”); tu mettiti al telefono e cerca di convincere almeno dieci giornalisti su cinquemila a scrivere due-righe-due su questo libro (”Be’, non dovrebbe…” “Ne parliamo dopo, povero illuso”); tu, invece, siediti qui e obbliga i grafici a cambiare questa copertina (”Mah, in effetti, dovrebbero rendersi conto che…” “Già, povero illuso numero due”); tu crea un piano marketing che includa giornali, TV, cinema, affissioni stradali e ovviamente il web (”Bello!” “Già, e tutto con 23 euro, come da budget”).
Insomma avete capito. Ah, posso assicurare forti sconti a tutti quelli in grado di dimostrare di aver scritto alla CE almeno una volta, dicendo: “Ma come, vi ho mandato il mio manoscritto una settimana fa e non mi avete ancora risposto?”

oggi su secondopiano.altervista.org

Secondo Piano è candidato come Miglior Blog Letterario dell’anno ai Macchianera Blog Awards 2009. Sabato prossimo, alla Blog Fest, la premiazione.

Idee-gioco/2

settembre 29th, 2009 § 0

Queste idee o queste sensazioni o questi vaneggiamenti, d’altra parte, avevano per lui un loro lato gratificante. Si trasformava il dolore di molti nel ricordo di uno solo. Si trasformava il dolore, che è lungo e naturale e vince sempre, nel ricordo personale, che è umano e breve e sfugge sempre. Si trasformava un racconto barbaro di ingiustizie e di abusi, un ululato incoerente senza principio né fine, in una storia ben articolata dove c’era sempre la possibilità di suicidarsi. La fuga si trasformava in libertà, anche se la libertà serviva soltanto a continuare a fuggire. Il caos si trasformava in ordine, sia pure a spese di quello che è comunemente noto come senno.

Roberto Bolano, 2666, (La parte di Amalfitano), Adelphi, pp. 239-240.

Swingin’ on sixties: le foto di Brian Duffy

settembre 28th, 2009 § 1

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Le foto di Brian Duffy non sono famose come potrebbero essere, visto che ha bruciato quasi tutti i suoi negativi nel 1979. “Il problema con i negativi -dice- è che non bruciano in fretta come pensi”. Qualcosa si è comunque salvato e sua moglie, ora che Brian ha 76 anni, l’ha convinto a tirarlo fuori dalle scatole di scarpe. Sarà in mostra a Londra dal 14 ottobre da Chris Beetles.

Qual è la tua paura ?

settembre 28th, 2009 § 0

Ti fa paura il buio?
fabio brugnolaro_paura del buio
o il lupo cattivo o gli orchi o gli alieni o le galline.
E la vecchina che vedi passare in fondo alla strada carica delle borse della spesa?

Fabio Brugnolaro è un giovane illustratore. Al suo esordio con Il Paurario di Tutte le Paure edito dalla Girotondo Edizioni ha vinto il premio speciale Miglior albo illustrato 4/7 anni al Concorso Internazionale Syria Poletti Sulle Ali delle Farfalle 2009.
fabio brugnolaro_paura del lupo

Idee-gioco

settembre 27th, 2009 § 0

Amalfitano aveva idee un po’ peculiari al riguardo. Non le aveva sempre, per cui forse è eccessivo chiamarle idee. Erano sensazioni. Idee-gioco. Come se si avvicinasse a una finestra e si costringesse a vedere un paesaggio extraterrestre. Credeva (o gli piaceva credere di credere) che quando uno si trova a Barcellona quelli che si trovano e sono a Buenos Aires o a Città del Messico non esistono. La differenza oraria si limita a mascherarne la scomparsa. Così se uno andava all’improvviso in città che in teoria non sarebbero dovute esistere o che ancora non possedevano il tempo appropriato per tirarsi su e mettersi insieme correttamente, si verificava il fenomeno noto come jet lag. Non per la tua stanchezza, ma per la stanchezza di quelli che in quel momento, se tu non avessi viaggiato, starebbero dormendo. Probabilmente l’aveva letto in qualche romanzo o in qualche racconto di fantascienza, e poi l’aveva dimenticato.

Roberto Bolano, 2666 (La parte di Amalfitano), Adelphi, p. 239.

The art world loves infamy: Dash Snow – l’inizio

settembre 27th, 2009 § 0

Nel 2000 Dash Snow ha 19 anni. È a New York, la sua città, in bilico su un tetto a fare graffiti.

Ryan McGinley_Dash Bombing_2000

Dash ha quindici anni quando esce dal riformatorio e comincia a stare per i fatti suoi, voltando le spalle alla sua famiglia, una delle più ricche d’america: i de Menil, noti e influenti collezionisti d’arte.

Sta per strada, commette reati e scappa dalla polizia. Oltre ai graffiti, si firma Sacer e gira con la sua Irak Crew, comincia a scattare polaroid.
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