Il plancton di notte luccica.
Tornato da Dublino, dove La ragazza di cui ero innamorato mi aveva lasciato con una frase di De Gregori prima di partire per le sue vacanze, ero andato in campeggio nel sud della Francia.
Avevo montato una tenda vicino al bungalow di compagni di scuola più grandi di me d’un paio d’anni.
Dietro mi ero portato un romanzo di Pearl S. Buck, La buona terra. Un mattone del 1931, 600 pagine sulla vita nelle campagne cinesi. Ma me l’aveva dato lei e quindi lo leggevo.
In quelle vacanze mi ero reso conto che i ragazzi più grandi con cui stavo in campeggio non erano così fighi come sembravano a scuola.
C’era un tipo invece che lui sì era davvero figo. Ogni sera rimorchiava una ragazza diversa, pur essendo bassetto e mica tanto belloccio.
Il gruppetto degli italiani miei compagni di piazzola invece stava sempre a parlare e darsi di gomito e giusto il più intraprendente aveva rimediato qualche bacio da una inglese famosa per la sua generosità.
Avevo fatto amicizia con la sorella di Laurent, così si chiamava il tipo figo.
La sorella di Laurent era convinta che andassi alla Sorbona, perché avevo una maglietta della Sorbona e solo dopo qualche sera ero crollato ammettendo che dovevo cominciare il terzo anno del liceo. Motivo sufficiente per troncare ogni successiva aspirazione sessuale.
Una notte abbiamo fatto un bagno tutti insieme. E quella notte c’era il plancton. Non avevo idea di cose fosse il plancton e men che meno che in certe combinazioni lunari lo si trovasse a luccicare, azzurro fluorescente, vicino alla battigia.
Così io, che non volevo mai fare il bagno di notte per paura del freddo, ho pensato che fosse un miracolo. E mentre lo pensavo cantavo Nightswimming dei R.E.M.

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