Quando ho finito di sentire il disco nuovo di Fiona Apple ho pensato che era dai tempi di Tom Waits che non mi capitava di sentirmi così. O forse è solo che la copertina mi ricorda The Black Rider e sembra un concept album in cui da un momento all’altro potrebbe spuntare William Burroughs che cantilena.
The Idler Wheel è un disco bello come andare a teatro. Di quelle volte che a teatro ti diverti, pensi ai fatti tuoi e la storia non ti disturba.
Oddio, non è che domani lo fischietti in autobus, il nuovo disco di Fiona Apple: non è quel tipo di felicità. Invece quando sei lì, in autobus, e ti capita di vedere fuori dal finestrino una scenografia senza la fretta delle battute e quella calma ti dà il tempo di fantasticare i fatti tuoi: ecco: il disco di Fiona Apple assomiglia a quella felicità lì.
Ti viene voglia subito di saperne di più su Fiona Apple – avranno fine gli anni ’90? – dopo aver sentito il disco nuovo. Di sapere cosa risponde al doganiere che le chiede che genere di musica faccia, dove ha registrato i bambini che urlano poi finiti nella traccia 8, perché ritiene che l’alluce valgo abbia un potenziale pedagogico. Di chiederle come coltiva quei bicipiti e quelle occhiaie.
Ti vien voglia di seguirla su Twitter,
dove ha il miglior profilo immaginabile.


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