La radio è una cosa bellissima. E anche i radiodrammi lo sono. Sentire gli attori alla radio è splendido. L’agire retorico purificato dalla volgarità dell’immagine, direbbe qualcuno. Poi ci sono i film e quelli doppiati, quelli sì che sono volgari.
Non c’è niente da fare, non è questione di fare gli snob, i colti o i puntigliosi. Il doppiaggio rovina il film. In tanti modi diversi ma di sicuro lo rovina. Il doppiaggio è una finzione nella finzione e guasta la credibilità della finzione cui vorremmo poterci abbandonare quando seguiamo una storia. Naomi Watts (stavo guardando l’ultimo di Allen) che litiga in italiano diventa debole, Mark Zuckerberg che fonda Facebook (The Social Network) in italiano è inverosimile. Perché se siamo disposti a credere che Jesse Eisenberg sia Mark Zuckerberg non possiamo essere disposti anche a credere che parli in italiano.
Si potrebbe continuare. C’è la questione delle sovrapposizioni, perché ai doppiatori capita di fare tanti di quei ruoli che finisci col mettere un film sull’altro.
Così, mentre stai guardando una cosa catastrofica, ti chiedi per quale motivo Vigo Mortensen ti ricorda da vicino Chick Hicks, il cattivo di Cars – Motori Ruggenti. Perché sono doppiati dallo stesso attore. Che hai sentito milioni di volte in un milione di contesti diversi. E non importa quanto sia bravo, e Pino Insegno è di certo un bravo doppiatore, ma sta guastando il mio gusto nel vedere quel film, dato che la macchinina verde nemica di Saetta McQueen non è esattamente credibile mentre fugge dai cannibali e cerca di rendere sopportabile per suo figlio la terra desolata di The Road.
Quindi quando Vincenzo Cerami dice che
Oggi non saremmo capaci di godere Walter Matthau, Robert De Niro, Marlon Brando, Woody Allen, Stanlio e Ollio, Kirk Douglas e tutte le grandi star internazionali senza la voce dei loro doppiatori. Il talento mimetico di questi artisti del suono è semplicemente miracoloso
da un lato vorresti implorarlo di non accanirsi a favore di questa sciagura, dall’altro non puoi non riconoscere che abbia ragione. Si tratta di artisti del suono. Dunque doppiamo pure i film, ma poi passiamoli solo in radio: restituiamoli alla dimensione del radiodramma e sottotitoliamo tutto il resto.


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