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Categoryla nostra cultura è l’unica che valga quattro soldi

Il primo dollaro di Stephen King

Mi ricordo che quell’idea mi dava un’immensa sensazione di possibilità, come se fossi entrato in un enorme palazzo pieno di porte chiuse, libero di aprire quelle che volevo. C’erano più porte di quante una persona ne avrebbe potute aprire in una vita intera, pensai (e lo penso ancora).

Alla fine scrissi una storia su quattro animali magici che giravano su una vecchia automobile, aiutando i bambini che incontravano. Il loro capo era un grande coniglio bianco che si chiamava il signor Truccoconiglio. Lui guidava la macchina. La storia era lunga quattro pagine, meticolosamente stampate a matita. In nessuna di queste, per quel che mi ricordo, nessuno saltava giù dal tetto del Graymore Hotel. Quando ebbi finito diedi la storia a mia madre, che si sedette in soggiorno, col suo portafoglio vicino, e la lesse tutta in una volta. Potrei dire che le piacque – rideva nei punti giusti – ma non potrei dire se le piacque perché mi voleva bene e ci teneva a vedermi contento o perché la storia fosse davvero buona.

– Questa non l’hai copiata? Mi chiese quando ebbe finito. Io dissi di no, era mia. Lei disse che era così buona da meritare di stare in un libro. Nessuno mi aveva mai detto nulla che mi avesse fatto sentire più felice. Scrissi altre quattro storie sul signor Trucconiconiglio e i suoi amici. Mia madre mi diede un quarto di dollaro per ciascuna e le spedì alle sue quattro sorelle, che un po’ la compatirono, credo. Loro erano ancora sposate, dopo tutto; i loro uomini erano lì. È vero che zio Fred non aveva senso dell’umorismo e si ostinava a tenere su il tetto della sua decappottabile, è vero che lo zio Oren beveva parecchio e aveva fosche teorie su come ebrei governavano il mondo, ma loro erano lì. Ruth, invece, badava al bambino dopo che Don se ne era andato. Ci teneva a fargli vedere che era un bambino di talento, dopotutto.

Quattro storie. Un quarto di dollaro per ciascuna. Il mio primo dollaro in questo genere di affari.

Stephen King, On Writing: A Memoir of the Craft, 2000.

David Letterman

Era il 1969, stava finendo il college. “All’università ero un po’ perso. Avevo qualche amico, e mi resi conto che era importante avere voti alti per rimanere al passo con loro”. Un semestre, decise di iscriversi al corso che insegnava a parlare in pubblico. Come primo esercizio si doveva parlare in pubblico a piacere per cinque minuti. La reazione dei compagni di corso fu incoraggiante: “Mi resi conto che potevo salvarmi così. Smisi di preoccuparmi di ogni altra cosa. Dovevo solo trovare un modo per farmi pagare per parlare”.

Francesco Pacifico, Il conformista, Internazionale.

In difesa dell’umanità

vonnegut_quando_siete_felici_x_giornaliKurt Vonnegut,
Quando siete felici, fateci caso
Minimun Fax, 2015
Trad. Martina Testa.

Però c’è una cosa che devo dire in difesa dell’umanità: in qualunque epoca della storia, dal Paradiso Terrestre in poi, gli uomini si sono semplicemente ritrovati sulla terra di punto in bianco. E, tranne che nel Paradiso Terrestre, esisteva già tutta una serie di giochetti assurdi che potevano far dare di matto a una persona anche se non era matta di suo. Fra i giochetti che esistevano già quando vi siete ritrovati sulla terra ci sono l’odio e l’amore, il progressismo e il conservatorismo, le automobili e le carte di credito, il golf e la pallacanestro femminile.

A proposito di giochetti che esistevano già prima che chiunque di noi si ritrovasse qui:

Se vi tenete al corrente dei fatti di attualità sui tabloid che vendono al supermercato, sapete già che una squadra di antropologi marziani sta studiando la nostra cultura da dieci anni, dato che la nostra cultura è l’unica che valga quattro soldi su tutto questo maledetto pianeta. Il Brasile e l’Argentina, per esempio, si possono ignorare.

Comunque sia, la settimana scorsa i marziani se ne sono tornati a casa, perché sapevano quanto stava per diventare grave il riscaldamento globale. Il veicolo spaziale su cui viaggiavano non era un disco volante. Era più che altro una zuppiera volante. E sono omini piccoli, è vero, alti solo una quindicina di centimetri. Però non sono verdi. Sono lilla.

E la loro piccola comandante lilla, a mo’ di addio, ha detto con la sua vocina piccina picciò che c’erano due cose della cultura americana che nessun marziano sarebbe mai riuscito a capire. «Che ci troverete», ha squittito, «che ci troverete mai, nei pompini e nel golf?»

Jessie Andrews

Jessie Andrews

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