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Salsiccia alla Ranieri

Stasera si gioca Leicester Liverpool, la prima partita del dopo Ranieri. L’andata, a Liverpool, 10 settembre 2016, era tutto diverso. Era il primo home game ad Anfield, festa di inaugurazione per l’aggiunta di 8000 posti, la squadra di Klopp riceveva i Campioni. Io ero atterrato a Stansted, Londra, alle 11 e 30 del mattino, avevo affittato una macchina e cominciato a guidare verso Liverpool.

Non ho mai capito l’Inghilterra come durante quelle cinque ore di viaggio contromano.

Tifo il Torino FC, mio figlio, 12 anni, la Juve. È difficile ma ci conviviamo. Non tifiamo la stessa squadra; finché non è arrivato il Leicester di Claudio Ranieri. L’estate del 2015 eravamo in Grecia, guardavamo un partita in un pub e parlavamo dell’ultima panchina di Ranieri: la nazionale greca. Un punto in quattro partite, esonero dopo la sconfitta in casa contro le  Fær Øer. L’ingaggio di Ranieri in quella squadra inglese di cui non avevamo mai sentito parlare ci aveva incuriosito. Tornati a casa abbiamo cominciato a seguirla e non ci pareva vero che continuasse a vincere. Avevamo una squadra per cui tifare insieme.

Da Londra a Liverpool, 232 miglia: sull’autostrada guidare a sinistra è accettabile, sono gli incroci che fanno davvero paura, le rotonde e gli svincoli. Verso l’una ci eravamo persi per trovare un posto dove mangiare. Mangiare cose che sanno di burro e di affumicato, in un posto pieno di vecchi che mangiano toast e tè. Fuori pioveva, quella pioggia non pioggia, era grigio. Eravamo in ritardo per la partita.

Cancello, Anfield Road, Liverpool

Cancello, Anfield Road, Liverpool

Daniel vive a Leicester, ha una maglietta con la faccia di Claudio Ranieri, gli piacciono le sue battute scherzose, l’aria di chi non si prende troppo sul serio, diversa dall’arroganza di altri manager della Premier. Il macellaio di Daniel, a Leicester, vende la salsiccia Ranieri: è speziata, all’aglio. Daniel insegna sociologia all’Università di Loughborough, Leicestershire, segue tutte le partite del Leicester, da casa le trasferte, allo stadio gli home game. A settembre avevo chiesto a Daniel com’è stato l’anno della vittoria: «Nessuno ci credeva, ci aspettavamo che avremmo cominciato a perdere, magari che ci saremmo qualificati per l’Europa League, già la Champions sarebbe stata un obiettivo incredibile».

Romano, figlio di un macellaio, nell’estate del 2015 Ranieri sta per andare in vacanza in Calabria, quando riceve una telefonata: gli propongono un viaggio a Londra e il contratto per allenare il Leicester, che l’anno prima si è salvato all’ultima giornata, dopo un’improbabile rimonta. A giugno del 2015 tre giocatori del Leicester sono sul Sunday Mirror con un video in cui chiamano “occhi a mandorla” una ragazza, sono nudi e sono in una stanza d’albergo, a Bankok. Uno dei tre è il figlio dell’allenatore. I giocatori vengono licenziati e poco dopo viene licenziato anche l’allenatore: Nigel Pearson. Nel 2015 Ranieri era considerato un allenatore nella fase finale della sua carriera, aveva vinto un paio di coppe nazionali (con Fiorentina e Valencia), coppe internazionali minori, un secondo posto col Chelsea e col Monaco, molto spesso esonerato. Era considerato un indeciso, un perdente. In un anno diventa il simbolo del riscatto, per tutti i perdenti.

«Leicester è una città multiculturale – mi raccontava Daniel – allo stadio ci sono tifosi da tutto il mondo, Pakistan, India, immigrati di seconda e terza generazione. Io sono cileno. Quello che è successo l’anno scorso ha messo Leicester sulla mappa. Quando a Santiago mi chiedevano dove vivessi in Inghilterra, nessuno sapeva dove fosse, nemmeno come pronunciarlo. Le altre città hanno i Beatles o nomi famosi per il calcio: Leicester la tomba Ricardo III. Sono usciti articoli che dicono che la ricaduta economica sulla città per la vittoria in Premier League sarà di centinaia di milioni di sterline; magari sono esagerati, ma è arrivato il turismo, investimenti, studenti stranieri e i miei amici cileni mi chiedono di raccontare minuto per minuto com’è stato l’anno in cui abbiamo vinto la Premier».

A Birmingham, un incidente ci aveva rallentati; verso Manchester, il cielo si era aperto. Avevamo lasciato la macchina in albergo, era uscito il sole, ritirati gli abbonamenti avevamo preso un taxi che ci aveva lasciato davanti al cartello ‘strada chiusa’, sotto la collina di Anfield. «Da qui dovete andare a piedi», ci aveva detto il tassista. Prima partita casalinga dell’anno, appena inaugurato il nuovo settore con 8000 nuovi posti. Eravamo entrati al 9° del primo tempo, Davanti a noi la curva Kop cominciava You’ll never walk alone, e gli altri settori la seguivano, sopra di noi i tifosi blu: C’mon Leicester! Un grande OHHHH ogni volta che la palla arrivava a un giocatore smarcato sulla fascia. Il Liverpool riceveva i campioni in carica. E se li era mangiati. Finita la partita avevo pensato all’annuncio allo stadio Grande Torino: “I tifosi del settore ospiti sono pregati di attendere l’annuncio delle autorità competenti prima di lasciare lo stadio.” Qui i tifosi escono tutti insieme, maglie blu e rosse che si mischiano, senza nessun problema.

Anfield Road, 10 settembre 2016

Anfield Road, 10 settembre 2016, Liverpool – Leicester 4-1

A settembre Daniel mi diceva: «No, non siamo preoccupati per come andrà questa stagione. Sarebbe bello arrivare nei primi dieci o nella prima metà della classifica, andare avanti in Champions. Eravamo preoccupati che i giocatori più forti se ne andassero. Se riusciamo a restare in Premier potremmo diventare un club da metà classifica e non più una squadra piccola, per la storia del Leicester sarebbe un grande risultato. In ogni caso, per la prima volta, Leicester è una città famosa in tutto il mondo».

Daniel abita vicino allo stadio, da tre anni ogni partita casalinga va a vederla con sua figlia Leonor, che ha nove anni; fanno la strada a piedi, parlano della formazione e fanno pronostici. Arrivano allo stadio un’ora prima dell’inizio della partita: «È una cosa nostra».

L’11 settembre 2016, Il giorno dopo Liverpool Leicester 4-1, torniamo verso Londra, facciamo una deviazione per passare da Leicester. Quando arriviamo in città siamo stanchi e non sappiamo dove andare. «Allo stadio» dico a Laura, che mi aveva regalato i biglietti per la partita e che aveva affrontato con me quella trasferta per vedere il Leicester dal vivo. Sono le nove di sera, il King Power Stadium è chiuso, chiuso il negozio con le magliette di Mahrez, Vardy e Drinkwater, un poster sulla colonna davanti all’ingresso dice: “Campioni della Premier League”. Abbiamo aggiunto due ore alle cinque di viaggio contromano, per guardare un muro su cui c’è scritto #SENZAPAURA. L’anno scorso Leicester Liverpool era finita 2-0, un gol pazzesco di Vardy stava rendendo credibile una stagione incredibile. Grazie per tutte le salsicce, Claudio.

Muro, King Power Stadium, Leicester

Muro, King Power Stadium, Leicester

Gus Van Sant a Torino

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“Mi dicono che Gus dovrebbe arrivare a momenti”
Io immagino attese di ore, quando sento un presentatore dire così.
Ma quelli del Piccolo Cinema, i fratelli De Serio, mi hanno offerto due bicchieri di vino e pop corn, cosa ti vuoi lamentare?
Li hanno offerti a tutti quelli che sono venuti fino in via Cavagnolo 7, Falchera, Torino.
Hanno combinato la proiezione fuori, così ci si sta tutti, “Abbiamo messo dei plaid sulle sedie se avete freddo. Per favore non portateveli a casa i plaid, non portatevi a casa neanche le sedie, siamo stati in Circoscrizione a prenderle stamattina: 175 sedie e dobbiamo riportagliele tutte”.
Arriva il taxi.
Gus Van Sant è incredulo, ha la faccia di “dove mi avete portato?”, che è la stessa faccia che ha fatto la mia fidanzata, che si è trasferita a Torino di recente e a Falchera non c’è mai stata.
Se vi interessa questo genere di consigli può darsi che Falchera sia un buon posto dove investire, dal punto di vista immobiliare. Costa poco e si rivaluterà, intanto adesso Gus Van Sant è lì a rispondere a domande strambe e commoventi, a portare pazienza per tutto e a stupirsi di duecento ragazzi che si ritrovano all’aperto per vedere un VHS di un suo film del 1997.
“Matt Damon e Ben Allfeck si scrivevano i ruoli perché nessuno li scritturava, guardali adesso: Jason Bourne e Batman”, Gus Van Sant parla di Tim il papà di Ben Affleck che è stata l’ispirazione per Will Hunting – Genio ribelle e di William Borroughs, cui il film è dedicato, che aveva recitato per lui in Drugstore Cowboy.
Parla dei suoi inizi e di come approvi il metodo del Laboratorio del Piccolo Cinema, apprendimento orizzontale, tra pari, e non cattedratico.
Altre domande strambe dal pubblico: “perché Elephant si chiama Elephant?”. Gus Van Sant è rilassato, se non a suo agio, racconta di come fosse impossibile fare un film che si intitolasse “Columbine”, mentre era possibile fare un film che si intitolasse “Elephant” e raccontasse dell’omicidio di dodici studenti e un professore nel liceo di Columbine in Colorado. Dice di intreccio tra cronaca e finzione: della drammaturgia dei fatti reali attraverso cui raccontare l’elefante nella stanza che tutti vedono e di cui nessuno parla.
Mi piacerebbe chiedergli: ma come ti è venuto in mente di rifare Alfred Hitchcock, girare ultimi giorni di Kurt Cobain o dell’adolescente omicida, e il romanzo di Tom Robbins, con che coraggio? come hai fatto a scoprire Matt Damon, Una Thurman, Ben Affleck, Matt Dillon, River Phoenix, Keanu Reeves e avere voglia di essere qui, a Falchera, periferia di Torino, a parlarne.
“Non pensate di essere in periferia – dice – siete semplicemente da qualche parte”.

Vittorio Sermonti è un figo pazzesco

Ieri, in macchina con mio figlio di 12 anni, discutevamo di che scuola voglia fare, finite le medie e lui mi diceva: Papà a cosa serve studiare la Divina Commedia? Quando vai a lavorare mica nessuno te la chiede. – Intanto la Divina commedia è una delle più grandi opere d’arte dell’umanità, poi ha fondato la lingua italiana – ho risposto io prendendo tempo, cercando di trovare una risposta convincente – e poi devi tenere conto che ve la fanno studiare nel modo sbagliato. L’unico modo per capire la divina commedia è leggerla a voce alta, altrimenti non si capisce. È come se fosse una canzone, ma senza la musica.
Non era per niente convinto.
Non so se la divina commedia sia la più grande opera d’arte dell’umanità, in effetti quelle dove la musica c’è sono più dirette, per esempio il Don Giovanni di Mozart.
Le parole del Don Giovanni di Mozart sono di Lorenzo Da Ponte, un italiano con una vita da romanzo d’avventura: fughe, debiti, donne, capolavori lirici immortali.
Quando ho scoperto che la tesi di laurea di Vittorio Sermonti era su Lorenzo Da Ponte ho scritto all’indirizzo mail che ho trovato sul suo sito chiedendo se ne esistesse una copia consultabile.
Mi ha risposto lui, Sermonti in persona. Mi ha detto che non ce l’aveva più e, anzi, che se l’avessi trovata nei corridoi della Sapienza di Roma, dove (forse) giace dal 1964, sarebbe stato contento di rivederla.
La burocrazia mi fa paura: la burocrazia universitaria romana con 50 anni di polvere è un mostro che non ho saputo affrontare. Ho chiesto a degli amici romani di fare delle ricerche, ma non sono arrivato a nulla.
Credo che Sermonti sarebbe stato capace di rispondere a mio figlio meglio di quanto abbia fatto io che, alla fine, gli ho detto: la Divina commedia ti fa scoprire la lingua italiana, quindi se la studi parlerai meglio e dunque ragionerai meglio.
Sermonti queste cose non le spiegava, le faceva.
La sua traduzione delle metamorfosi di Ovidio, per esempio, era così bella da annullare qualsiasi distanza e lo faceva diventare un libro contemporaneo.
Il mio verso preferito è quando descrive la corsa di due innamorati:

Volerebbero a pelo di mare senza diresti bagnarsi i piedi o su un campo di grano senza piegare una spiga.

Mostra arte Italia 2014 – Klimt, alle origini di un mito

Gli anni di studio, la stagione della Secessione Viennese, le opere della maturità e i grandi incompiuti: 100 opere che percorrono tutta la carriera del grande artista austriaco,in mostra al Palazzo Reale di Milano.

Gustav Klimt, Adamo ed Eva (incompiuto), 1917‐18. Olio su tela, cm 173 x 60. Vienna, Belvedere © Belvedere, Vienna

Gustav Klimt, Adamo ed Eva (incompiuto), 1917‐18. Olio su tela, cm 173 x 60. Vienna, Belvedere © Belvedere, Vienna

Quando: Dal 11 Marzo 2014 al 13 Luglio 2014

Dove: Palazzo Reale, MILANO.

Chi: curatori: Alfred Weidinger, Eva di Stefano, Comune di Milano, Palazzo Reale, 24 ORE Cultura, Arthemisia Group

Come: intero €11, ridotto €9.50, ridotto speciale € 5.50. Informazioni, tel: +39 02 0202 / 02 88451, mail: [email protected], sito: http://www.comune.milano.it

Il monumentale Fregio di Beethoven, con i suoi sette pannelli di due metri di altezza e 24 di lunghezza che occupano tre pareti della sala, viene proposto come nell’allestimento originale del 1902.

Mostre Arte Aprile 2014 in Italia – Frida Kahlo a Roma

FRIDA KAHLO

Alle Scuderie del Quirinale di Roma la prima retrospettiva in Italia dell’artista messicana con 130 opere tra dipinti e disegni. Cultura popolare e spirito rivoluzionario nella sintesi di una rappresentazione di sé che elaborando un vissuto tragico diviene icona di un secolo.

Quando: dal 20 Marzo 2014 al 31 Agosto 2014
Dove: Scuderie del Quirinale, ROMA

Mostra arte Italia Aprile: Kahlo

Frida Kahlo, Autoritratto con vestito di velluto, 1926. © García Formentí y Asociados Arquitectos S.C, Città del Messico, by SIAE 2014

Arte in Italia ad Aprile 2014: Frida Kahlo a Roma

Chi: curatrice Helga Prignitz-Poda
Come: COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 12, ridotto € 9.50, studenti € 4
Informazioni: +39 06 39967500, mail: [email protected], sito: http://www.scuderiequirinale.it/
Cosa: Frida Kahlo (1907-1954), simbolo dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza della cultura messicana del Novecento.

Perché: Auto rappresentazione e rivoluzione, la mostra d’arte su Frida Kahlo presenta gli esordi e lo sviluppo dello stile che la rendono una delle icone artistiche del novecento. Vediamo gli autoritratti che dialogano con la tradizione messicana elaborando la tragica storia personale, i lavori del marito Diego Rivera e una selezione di artisti attivi in quel periodo.

Sono nata nel 1910. Era estate. Di lì a poco Emiliano Zapata, el Gran Insurrecto, avrebbe sollevato il sud. Ho avuto questa fortuna: il 1910 è la mia data

Quello di Frida Kahlo, in mostra a Roma da aprile fino ad agosto 2014, è uno degli intrecci tra arte e vita più significativi di tutto il novecento e la retrospettiva italiana lo scopre per intero.

Mostre Arte in Italia aprile 2014 – KANDINSKY

KANDINSKY, L’ARTISTA COME SCIAMANO

Quando: Dal 29 Marzo 2014 al 06 Luglio 2014

Dove: Arca di Vercelli – Chiesa di San Marco, VERCELLI.

Perché: La nascita dell’astrazione, ventidue capolavori dell’artista che più di ogni altro è stato il ponte fra occidente e oriente. I lavori presentati a Vercelli appartengono soprattutto agli anni che Kandinsky trascorse fra Monaco e la Russia dal 1901 al 1922, quando fu costretto a lasciare per sempre la Russia sovietica, che aveva sostenuto nei primi anni della rivoluzione, per accettare l’incarico offertogli da Walter Gropius di dividere con Paul Klee l’insegnamento al Bauhaus.

Kandisnsky - mostra arte Italia aprile 2014

© Wassily Kandinsky, by SIAE 2014 | Wassily Kandinsky, Improvvisazione, 1913 circa, Primorskaya State Picture Gallery, Vladivostok

Mostra Arte Aprile 2014: Kandinsky a Vercelli

Come: Ingresso: intero (con audioguida) € 10, ridotto (con audioguida) € 8.50, scuole € 4, gruppi € 7 (min 10, max 20 persone)

Chi: curatrice: Eugenia Petrova. Promossa da, Città di Vercelli, Russian Museum, Cassa di Risparmio di Vercelli, Regione Piemonte, Giunti Arte, Biverbanca.

INFORMAZIONI: telefono +39 0161 040035, sito: http://www.mostrakandinsky.it/

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